Il piano di riorganizzazione della sanità territoriale in Calabria diventa oggetto di una dura requisitoria politica da parte del gruppo consiliare del Partito Democratico. Al centro della contestazione vi è il modello di gestione dei servizi di prossimità, giudicato incompatibile con l’effettiva disponibilità di personale medico e gravato da una flessione demografica dei professionisti superiore ai parametri del resto del Paese. Secondo l’analisi delle opposizioni, le riforme strutturali rischierebbero di paralizzare l’attività dei presidi assistenziali a causa di un eccesso di carichi burocratici e turnazioni.

I consiglieri regionali del Pd hanno tracciato un quadro critico delle tutele assistenziali attraverso una nota ufficiale: “La Sanità Calabrese non può essere gestita come fosse una partita a scacchi e il medico di famiglia non può e non deve essere considerato come “la Regina”. Purtroppo, nella scacchiera della nostra regione, non può muoversi in tutte le direzioni. Nel piano di riorganizzazione dell’assistenza territoriale i medici di medicina generale dovrebbero assistere i loro pazienti, effettuare la turnazione nelle Aft e prestare servizio nelle Case di Comunità. Insieme alla formazione professionale ci vorrebbe il dono dell’ubiquità. Qualcosa non quadra e il progetto risulta fallace già in partenza. In Calabria i medici di famiglia attivi sono poco più di 800, con un’età media molto elevata. Il loro numero è sceso, tra il 2019 e il 2024 in maniera superiore alla media nazionale, pari al 14,1 per cento, con una flessione del 20,2%. A fronte di questa carenza il paradosso è che i medici di base vengono addirittura sanzionati dalla Regione rispetto alle prestazioni mediche effettuate nei confronti dei pazienti”.