Il cambiamento e lo sviluppo della sanità calabrese non deve limitarsi a un semplice progresso di facciata, bensì stabilire una solida visione politica per risollevare quanto possibile la questione sanitaria.

Che non sarebbe bastata l’uscita dal Commissariamento per il Piano di rientro dal debito sanitario (con o senza bollinatura della Corte dei Conti) per risolvere automaticamente i problemi, che assillano la salute dei calabresi, lo sapevano tutti. A partire dal terzo livello della Cittadella dove siedono i responsabili del Dipartimento, fino a ieri subcommissari del Piano. Ma soprattutto lo sapevano Direttori e Commissari delle ASP e delle Aziende Ospedaliere, che al 30 giugno hanno dovuto chiudere i bilanci consuntivi 2025. Spesso in costante precarietà di linee di indirizzo da parte degli uffici regionali e in cronica deresponsabilizzazione degli uffici delle Aziende sanitarie.

In questo clima è evidente che anche il pesante deficit con cui chiudono i bilanci le ASP di Catanzaro e Cosenza, almeno per quello che riguarda l’ASP catanzarese, sembra proprio che il cambio di indirizzo da parte della Regione nella valutazione di alcune rilevanti poste gestionali, come ad esempio il calcolo delle prestazioni, sia di mobilità attiva, che principalmente passiva, costituisca una voce pesante del deficit che grava sulla gestione tipica della sanità calabrese. È evidente, cioè, che senza affrontare i problemi strutturali che ormai attanagliano la sanità diventa quasi irrilevante che la gestione sia affidata ad un Commissario piuttosto che ad un Assessore.La differenza dovrebbe farla la Politica.