Le Case di comunità marchigiane si preparano a entrare nella fase decisiva. Entro il 30 giugno, come previsto dagli obiettivi del Pnrr, saranno completate tutte le 29 strutture previste nella regione. Ma la vera sfida inizierà subito dopo: farle funzionare a pieno regime e renderle un punto di riferimento per la sanità territoriale. Sul fronte del personale tra Case e Ospedali di comunità sono previste 383 assunzioni tra infermieri, operatori socio-sanitari, assistenti sociali, psicologi e tecnici.

Ma se la Regione guarda con fiducia alla fase operativa, dall’Ordine dei medici della provincia di Ascoli arriva però l’invito a non sottovalutare le criticità. La presidente Fiorella De Angelis evidenzia come il principale nodo resti la partecipazione dei medici di famiglia, già gravati da carichi di lavoro elevati e chiamati a seguire migliaia di assistiti. Secondo De Angelis, il rischio è che una riorganizzazione non adeguatamente condivisa "finisca per indebolire uno degli elementi più importanti dell’assistenza territoriale: il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Un legame – spiega - costruito nel tempo, fatto di conoscenza personale e continuità delle cure, che non può essere sacrificato in nome delle esigenze organizzative". La presidente dell’Ordine sottolinea che sarà necessario trovare un punto di equilibrio tra le esigenze del sistema sanitario e quelle dei professionisti, affinché le nuove strutture possano funzionare senza compromettere la qualità dell’assistenza. "Il problema – osserva - non riguarda soltanto la provincia di Ascoli ma l’intero Paese. In Italia i medici non mancano in assoluto: il vero fenomeno è la crescente fuga dal Servizio sanitario nazionale verso il settore privato o l’estero, attratti da condizioni lavorative più favorevoli". Secondo De Angelis, nel Piceno la situazione è meno critica rispetto ad altre province marchigiane e ad alcune regioni italiane, ma resta necessario evitare ulteriori perdite di professionisti. "Il problema è non farli andare via. Per questo - conclude - la tutela dei cittadini passa anche attraverso la tutela delle condizioni di lavoro dei medici: solo professionisti messi nelle condizioni di operare serenamente possono garantire un servizio efficiente e una reale presa in carico dei pazienti nelle future Case di comunità".