La concomitanza tra l’ondata di calore dei giorni scorsi e la maturità ha riportato l’attenzione sulla climatizzazione delle aule. Le conseguenze sugli apprendimenti le ha ricordate Luciano Capone su queste pagine giorni fa, i numeri li ha approfonditi uno studio del think tank indipendente Tortuga pubblicato a giugno: oggi il 45 per cento degli studenti, circa 2,7 milioni, frequenta aule senza raffrescamento esposte a temperature critiche per almeno un mese tra maggio, giugno e settembre, quota destinata a salire all’80 per cento entro mezzo secolo. Il dibattito di queste settimane rischia però una doppia semplificazione, secondo cui il problema esiste solo d’estate e riguarda solo gli studenti.Sul primo aspetto, in molte zone d’Italia il disagio termico è altrettanto serio nei mesi freddi, tra caldaie inefficienti, infissi non a tenuta e edifici privi di isolamento. Anche se mancano studi sull’inverno analoghi a quello di Tortuga, è logico supporre che, considerando insieme mesi caldi e freddi, la quota di studenti e personale esposta a un clima ostile sia già oggi superiore a quel 45 per cento. Discutere di condizionatori come fossero un accessorio estivo significa mancare l’occasione di un intervento strutturale: la pompa di calore reversibile, raccomandata anche dal rapporto citato, risolverebbe entrambe le stagioni con un solo impianto.Sul secondo aspetto, le scuole non sono frequentate solo in orario di lezione. Dirigenti, personale amministrativo e collaboratori restano in servizio per tutto luglio e in alcuni casi anche ad agosto; i docenti rientrano dai primi di settembre e affrontano scrutini, esami di Stato e collegi fin da maggio, quando in molte città si superano abitualmente i 30 gradi. Sono lavoratori, e qui si apre un capitolo che il dibattito ha del tutto sottovalutato. L’art. 180 del D.lgs. 81/2008 qualifica il microclima come “agente fisico” e impone al datore di lavoro – nelle scuole, il dirigente scolastico – di valutarne il rischio e di mantenere la temperatura “entro limiti tali da non compromettere la salute dei lavoratori”. Eppure né la Legge 23/1996 sull’edilizia scolastica né il decreto ministeriale del 18 dicembre 1975 fissano soglie specifiche per le aule. Un vuoto così evidente che lo scorso 3 giugno il Provveditore di Torino ha scritto ai presidi per ricordare loro che il rischio microclimatico va valutato e iscritto nel Dvr, riconoscendo che gli impianti che potrebbero mitigarlo competono ad altri.Ne è consapevole anche Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, il sindacato dei presidi: “I dirigenti scolastici sono pienamente consapevoli delle responsabilità che il D.Lgs. 81/2008 attribuisce loro. Tuttavia, l’ordinamento non indica criteri oggettivi per stabilire quando le elevate temperature impongano la limitazione o la sospensione delle attività”. Di qui un appello al legislatore: “Decisioni di questo tipo coinvolgono diritti costituzionali fondamentali e non possono essere rimesse, in assenza di regole nazionali, alla sola valutazione del singolo dirigente. Servono parametri scientifici, procedure uniformi e una chiara attribuzione delle responsabilità”.Tornando al clima, se si volesse iniziare a risolvere il problema, a chi spetterebbe intervenire e con quali risorse? Gli interventi strutturali, ai sensi della Legge 23/1996 e del D.lgs. 112/1998, competono agli enti proprietari: comuni per il primo ciclo, ex province per le superiori e stato e regioni concorrono con risorse proprie o europee. Le bollette del consumo energetico restano però agli enti locali, ed è su scogli come questo che si sono incagliate molte speranze riposte nel Pnrr, che finanzia investimenti, non spesa corrente. Cosa accadrà quando gli impianti installati con fondi europei dovranno essere alimentati e manutenuti con bilanci già in sofferenza? Molti enti locali hanno rinunciato a interventi importanti per il timore di assumersi oneri insostenibili sul lungo periodo.Vi è infine un ostacolo specificamente italiano: una parte rilevante del patrimonio scolastico è ospitata in edifici storici, sottoposti a vincoli della Soprintendenza. Installare unità esterne e pannelli fotovoltaici richiede autorizzazioni e progettazioni dedicate che dilatano tempi e costi.Più che la misura-tampone di cui si parla a ogni ondata di calore, è la cartina di tornasole di un paese che fatica a far dialogare competenze, fondi e tutele. Eppure aule dove si possa studiare e lavorare in condizioni dignitose, d’estate come d’inverno, non sono un comfort accessorio: sono uno di quegli ostacoli di fatto che, come prevede il dettato costituzionale, la Repubblica ha il compito di rimuovere, per consentire il pieno sviluppo della persona umana, nel nome dell’eguaglianza sostanziale.