CITTÀ DEL VATICANO. Alla fine lo scisma con Roma si è consumato. I lefebvriani hanno ordinato quattro vescovi contro la volontà del Papa. «Siamo pronti a pagare qualsiasi prezzo per salvare la Chiesa», dice don Davide Pagliarani. Replica il segretario di Stato Pietro Parolin: «Un grande dolore, ci saranno conseguenze ma il dialogo non si chiude». Ripetuta quindi la ribellione di 38 anni contro Giovanni Paolo II. Dopo il perdono di Benedetto XVI nel 2009, ora la seconda scomunica automatica. «Un atto che rompe l’unità della Chiesa e avrà sanzioni ma spero si possa riprendere il dialogo e trovare una soluzione», commenta il cardinale Parolin. A Ecône, in Svizzera, nel corso di una celebrazione di sei ore tra processioni, messa, litanie, benedizioni, rosari, si è pregato anche per il Papa. Gli ultra tradizionalisti continuano a proclamare fedeltà a Roma. Ma nei fatti rompono con Leone. Dall’altare il loro superiore don Pagliarani riconosce che non avranno un trattamento diverso da quello che ebbe Lefebvre nel 1988: «Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere amata». Il leader dei lefebvriani festeggia «una giornata storica». Ed elenca i nodi che hanno portato alla frattura.