Lo strappo02 luglio 2026 alle 01:37«Pronti a pagare qualsiasi prezzo» La scomunica adesso è automatica

Lo scisma alla fine si è consumato. I margini per un passo indietro non sembravano esserci e alla fine i lefebvriani hanno scelto lo strappo. Come avevano fatto 38 anni fa, il 30 giugno del 1988, quando monsignore Marcel Lefebvre ordinò, contro il volere di Giovanni Paolo II, quattro vescovi. Due di questi sono i celebranti di ieri: monsignor Alfonso de Galarreta e monsignor Bernard Fellay che, dopo il “perdono” di Benedetto XVI nel 2009, conquistano il record di una seconda scomunica. La pena è automatica, “latae sententiae” in termine tecnico, e si attende nei prossimi giorni la ratifica del Vaticano. La scelta di effettuare le ordinazioni «rompe l’unità della Chiesa e avrà delle sanzioni», conferma il segretario di Stato Pietro Parolin: «Provo un grande dolore», aggiunge, ma «la mia speranza è che si possa riprendere il dialogo e trovare una soluzione».

In preghiera per il Papa

Nel corso della celebrazione infinita (quasi sei ore tra processioni, messa, litanie, benedizioni, rosari) si prega anche per il Papa. Perché gli ultra-tradizionalisti continuano a proclamare la loro fedeltà a Roma. Ma nei fatti decidono di voltare le spalle a Leone XIV e al Vaticano. «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha detto il superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, nell’omelia della messa ad Écône, in Svizzera: «Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, che ha bisogno e merita di essere amata».