VENEZIA - È cominciata dalla Bassa Padovana la serie di sopralluoghi alle Case di comunità del Veneto, annunciata l’altro giorno dal centrosinistra in commissione Sanità. Per verificare la situazione sul campo, dopo lo scontro con Palazzo Balbi sui numeri dell’operazione, il consigliere regionale Andrea Micalizzi (Partito Democratico) ha visitato la struttura di Conselve: «Quello che ho visto, conferma che il problema non è solo costruire gli edifici, ma farli funzionare per davvero». Si tratta infatti di un caso emblematico di corsa contro il tempo per attuare gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, poiché i lavori principali si sono fermati a ottobre a causa delle difficoltà finanziarie in cui versa la capo-cordata dell’appalto: un’azienda pugliese cresciuta esponenzialmente proprio grazie al Pnrr e arrivata a chiedere la ricomposizione negoziale della crisi, lasciando in sofferenza 250 cantieri per 2 miliardi.

FASE DELICATA Non a caso in questi ultimi mesi della Manelli Impresa di Monopoli si sono occupati sindacati e testate un po’ in tutta Italia. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, l’espansione favorita dal Pnrr sarebbe stata troppo rapida (da 150 a 1.000 addetti in 4 anni), fondandosi sull’aggiudicazione massiccia di affidamenti sulla base di vistosi ribassi, che alla fine avrebbero eroso i margini e prosciugato la liquidità. Gli scioperi per il mancato pagamento dei dipendenti si sono svolti anche per le commesse in Veneto, dalla manutenzione dell’A27 Venezia-Belluno nel Trevigiano alla realizzazione della Casa di comunità a Este nel Padovano. Quest’ultima rientra, con quella di Monselice, nel “pacchetto” di tre opere assegnate dall’Ulss 6 Euganea al Raggruppamento temporaneo di imprese guidato dalla ditta barese. La ravennate Cmc ne ha affittato un ramo d’azienda, ma a Conselve la situazione resta complicata. «La sede definitiva – ha verificato Micalizzi – è ancora ferma a circa il 30% dei lavori a causa dei problemi dell'impresa incaricata. L'Ulss si è attivata per garantire comunque l'avvio delle attività predisponendo spazi provvisori già allestiti e arredati all'interno dell'ex ospedale. Una soluzione necessaria, che consentirà di non perdere un servizio atteso dal territorio. Ma è evidente che ora la Regione dovrà seguire con grande attenzione la ripresa del cantiere, garantire le risorse necessarie e fare in modo che l'opera venga completata nel più breve tempo possibile».SERVIZI E PERSONALE Accolto dalla direttrice generale Patrizia Benini, l’esponente del Pd ha ringraziato «i dirigenti, i tecnici e tutti gli operatori che stanno affrontando una fase particolarmente delicata», dovendo anche reperire il personale necessario a garantire i servizi. «Le Case di comunità – ha osservato Micalizzi – funzionano se al loro interno ci sono medici di medicina generale, specialisti, infermieri e professionisti in numero adeguato. Ed è proprio attorno a questo nodo critico che ancora non ci sono certezze. Gli operatori stanno facendo la loro parte, ma ora tocca alla politica fare la propria. Per troppo tempo la Regione ha rincorso le scadenze invece di programmare per tempo questa fase. I ritardi accumulati, la mancata approvazione della riforma nazionale e le incertezze sugli strumenti messi in campo dalla Regione rischiano di scaricare tutto sulle Ulss». Oltre ad Alleanza Verdi Sinistra, pure la Cgil e lo Spi Cgil hanno promesso un monitoraggio. «Avvieremo una verifica casa per casa – hanno detto Aldo Marturano e Ugo Agiollo – per valutare concretamente lo stato di accessibilità, i servizi attivi e la reale capacità di presa in carico. I cittadini hanno diritto a sapere cosa funziona e cosa no».