Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiManeggiare con cura. Cambiare la legge elettorale, cioè le regole del gioco, a un anno dalle elezioni, è faccenda assai delicata. Anche perché la prassi è ormai diventata che alla fine di ogni legislatura si mette mano ai meccanismi di voto, e ogni forza politica cerca (ovviamente) di fare i propri interessi. Tra l’altro le regole dovrebbero essere condivise, invece si assiste a un duro scontro tra gli schieramenti e anche al loro interno. Il rischio è quello di una campagna elettorale avvelenata. Una delle questioni più ostiche riguarda le preferenze: prevederle di nuovo o continuare con le liste bloccate e decise dalle segreterie dei partiti oppure una via di mezzo, i collegi uninominali. Ma un compromesso avanzato da alcuni politici sono le liste in parte bloccate e decise dall’alto e in parte lasciate alla scelta degli elettori.
Cosa ne pensano gli esperti?
Il ritorno delle preferenze è auspicato da un appello di costituzionalisti, primi firmatari Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Mauro Volpi: «È grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto e soprattutto, dopo il risultato della straordinaria partecipazione al voto referendario, si voglia costruire un sistema elettorale che anziché combattere l’astensionismo rischia di incrementarlo, con meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori. Un sistema fondato integralmente su liste bloccate, aggravato da pluricandidature e da liste premiali di dimensione sostanzialmente nazionale, consegna ancora una volta la selezione dei parlamentari alle leadership di partito e svuota il rapporto tra elettori ed eletti».













