La legge elettorale nazionale sembra destinata a cambiare ancora, a poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche del 2027. Sarebbe un record per l’Italia, che già dal 2000 ad oggi ha votato sei volte alle politiche con tre sistemi diversi: nel caso il nuovo testo proposto dalla maggioranza dovesse arrivare a dama, l’anno prossimo gli italiani quindi potrebbero trovarsi ad eleggere il nuovo parlamento con il quarto sistema di voto differente in poco meno di 27 anni e sette elezioni politiche. Una tendenza che non ha precedenti in nessun paese europeo.

La legge Mattarella

Dopo quasi 50 anni di legge elettorale proporzionale (con la parentesi della legge con premio di maggioranza con cui si votò solo nelle elezioni del 1953) nel 1993, con la caduta della prima repubblica, fu approvata la legge Mattarella, dal nome del suo principale relatore Sergio Mattarella (attuale capo dello Stato), che prevedeva che il 75 per cento dei seggi di Camera e Senato assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in collegi uninominali, mentre il restante 25 per cento veniva assegnato attraverso un meccanismo proporzionale.

La legge Calderoli

La legge Mattarella ha resistito fino alle consultazioni del 2001, l’ultima elezione in cui si votò con questo sistema. Il testo fu abrogato nel 2005 con l’approvazione della legge Calderoli, approvata con i voti del centrodestra, che introdusse un sistema proporzionale con un premio di maggioranza e senza la possibilità di esprimere le preferenze. La legge Calderoli prevedeva che alla Camera la coalizione con la maggioranza dei voti su base nazionale avesse in automatico 340 seggi su 600, mentre al Senato in ogni regione veniva attribuito il 55 per cento dei seggi di quella regione alla prima lista o coalizione di liste. Con il rischio di maggioranze differenti tra Camera e Senato. Con questo sistema si è votato alle elezioni del 2006, 2008 e 2013.