Trump ha in mano la chiave di volta per modificare gli equilibri
Pasquale Ferraro
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Resident Kerli Faria takes a break amid the rubble while searching for her nephews at a building that collapsed during the earthquakes that struck La Guaira, Venezuela, Tuesday, June 30, 2026. (AP Photo/Ariana Cubillos)
Mentre il Venezuela affronta il dopo sisma, con l’emergere delle proteste contro Delcy Rodríguez e il suo governo per la lentezza nei soccorsi, cresce la pressione affinché si ponga la parola fine alla stagione di transizione inaugurata ufficialmente poche ore dopo la cattura di Maduro (in realtà è sempre più certa la pista della diplomazia parallela) e che ha visto gli Stati Uniti accettare e pilotare il governo della ex Vicepresidente. L’emergenza terremoto ha nuovamente acceso lo scontro e sta polarizzando il dibattito tra la Presidente e María Corina Machado, la leader dell’opposizione in esilio e pronta a rientrare in Venezuela per superare lo stallo attuale. Da mesi il rientro della Machado è tema di discussione, più volte annunciato e poi sempre rinviato per ragioni di equilibri e sicurezza; questa volta sembrava cosa fatta e il suo “è arrivato il momento”, evocato alla stampa statunitense nel fine settimana, è parso a tanti come l’annuncio definitivo, la conferma sibillina di una decisione già presa. Del resto non è un mistero che i pericoli per la leader dell’opposizione siano tanti e la condizione attuale in cui versa il paese non garantisce alcuna protezione o scudo politico. I sostenitori del regime e alcuni ambienti poco accondiscendenti e preoccupati di una sua rapida salita al potere potrebbero attentare alla sua vita.












