Caricamento player

Cinque giorni dopo i devastanti terremoti che hanno ucciso almeno 1.719 persone in Venezuela, le persone del posto hanno cominciato a protestare sia contro la risposta lenta e inadeguata dei soccorsi, sia contro il governo della presidente ad interim Delcy Rodríguez, fatta insediare dagli Stati Uniti dopo la cattura di Nicolás Maduro a inizio del 2026.

Rodríguez l’ha definita «la catastrofe naturale più grave» della storia recente del paese, ma i danni restano ancora difficili da quantificare soprattutto nello stato costiero di La Guaira, il più colpito, a nord della capitale Caracas. Ci sono migliaia di feriti e l’ONU ha stimato che le persone disperse siano oltre 50mila. Tra quelle morte ci sono almeno 11 cittadini italiani e circa 140 venezuelani che erano stati espulsi dagli Stati Uniti ed erano stati sistemati in un albergo crollato la mattina stessa dei terremoti.

Le persone del posto sentite dai media internazionali hanno raccontato tutte la stessa cosa. Che i soccorsi sono stati finora per lo più iniziative di privati cittadini e non sforzi coordinati dalle autorità. Una situazione complicata anche dal fatto che in Venezuela mancano i mezzi pesanti necessari per gli scavi, le infrastrutture sono fatiscenti e gli ospedali sono già al collasso.