Il regime venezuelano ha visto nell’emergenza causata dal violento doppio terremoto della settimana scorsa un pretesto per consolidare il suo potere e per ritardare ulteriormente una transizione politica che non è mai stata davvero nei suoi piani. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha politicizzato la gestione dell’emergenza, ostacolando i tentativi dell’opposizione di mobilitarsi.

La tattica di Rodríguez consiste nell’esercitare una specie di monopolio sui soccorsi in cui tutti gli aiuti devono passare dal governo centrale. Una tattica che può essere però controproducente: se la risposta restasse inadeguata – come in questi primi giorni – sarebbe difficile non assumersene la responsabilità per un governo già impopolare e considerato illegittimo da buona parte della popolazione. Mancanha o mezzi per scavare e molti dei palazzi crollati erano già fatiscenti prima del terremoto. Durante una visita nella capitale Caracas, Rodríguez è stata contestata in pubblico: è una cosa rarissima in un paese coi livelli di repressione del Venezuela.

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Nonostante la gravità della situazione umanitaria, la polizia ha cercato di impedire agli attivisti dell’opposizione di consegnare gli aiuti, risultato di una campagna di donazioni organizzata dall’estero dalla leader María Corina Machado. Machado ha detto di volere tornare a breve in Venezuela per partecipare alla ricostruzione e l’ipotesi non entusiasma l’amministrazione Trump, che era il principale sponsor internazionale di Machado ma al tempo stesso ha grossa influenza sul governo di Rodríguez e per il momento le basta così.