"I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo". Così scriveva Wittgenstein nel Tractatus. Frase citatissima. Pure troppo. Estrapolata da un pensiero ben più complesso. Ma che nella sua sintesi ha il merito di intercettare alcuni interrogativi di chi indaga la parola: il legame fra linguaggio e pensiero (non solo politico), le dinamiche di semplificazione, i labili confini della nostra esperienza nella realtà. Orizzonte affascinante. Non così respingente come può sembrare a una prima occhiata. In cui da tempo si muove Babel, il Festival di Letteratura e di Traduzione di Bellinzona.

Ieri la presentazione, qui a Milano. Anche se l’appuntamento sarà poi in Canton Ticino dal 16 al 20 settembre. Giornate densissime. Diffuse. Con casa base al Teatro Sociale e a Tenda Babel. Ma da scoprire anche gli spazi nell’antico convento di Monte Carasso. Tema di questa XXI edizione: Lingue per mondi possibili. E non poteva esserci claim migliore. "Se la lingua che parliamo dà in parte forma al nostro immaginario - sottolineano le direttrici artistiche Anna Schlossbauer e Lara Ricci - dovrebbero avere un altro peso le rivendicazioni di chi vuole una lingua inclusiva, che renda più visibili le donne e le persone non–binarie; di chi chiede di decolonizzare la lingua o di usare un linguaggio consapevole e rispettoso". Programma completo su babelfestival.com. Meglio dare un’occhiata per organizzare la gita. Fra gli ospiti da segnalare almeno Mukoma wa Ngugi e Ubah Cristina Ali Farah, che venerdì 18 indagheranno “La lingua del padrone“; il focus dedicato a Ursula K. Le Guin con la critica Giuliana Misserville e le traduttrici Lilia Bevilacqua e Lorenza Pampaloni; la psicolinguista Sandrine Zufferey; la scrittrice Carla Demierre; l’artista multimediale Claudia Rankine; l’autore palestinese Nasser Abu Srour.