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“Le parole sono importanti”. Qualcuno si ricorderà questa celebre battuta del film di Nanni Moretti Palombella Rossa del 1989. Il pallanuotista Michele Apicella, interpretato dallo stesso regista, correggeva perentoriamente una giornalista che lo stava intervistando, redarguendola sull’uso del linguaggio. “Chi parla male, pensa male e vive male”, le grida: “Bisogna trovare le parole giuste!”.
Alla ricerca dei lemmi adatti Chiara Gandolfi ha dedicato la sua vita. Verbal designer, voice actress e autrice, nella sua esperienza lavorativa di parole ne ha usate tante, tutte diverse, attraversando i media e i registri con la curiosità di un’artigiana. Il suo percorso è cominciato dalla voce: la prima esperienza è stata in una radio di paese, poi è approdata a Radio 105. Lì, il messaggio doveva essere veloce, minimo, puntuale. Racconta degli slot pubblicitari che obbligavano a non tergiversare: «A volte non avevi il concetto, e se non volevi riempire il tempo con parole vuote, dovevi scegliere proprio quelle giuste». È lì che si è confrontata per la prima volta con quei lemmi che semplificano, ma che se usati smodatamente, in modo impreciso e inappropriato, si trasformano in contenitori deserti.








