La riflessione sul linguaggio e sul suo uso è parte integrante della filosofia. Non solo perché, come scriveva Wittgenstein nel Tractatus, “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”; ma anche perché è dentro il linguaggio che si specchiano rapporti di potere, usanze, concezioni. Nel linguaggio forse non dimora l’Essere, ma di sicuro dimora l’essere umano, come singolo e come società.

Il capitale semantico

È quello che Luciano Floridi chiama “capitale semantico”, l'insieme di conoscenze, esperienze, valori e significati che gli esseri umani accumulano per interpretare e dare senso alla realtà. Il filosofo italiano, direttore fondatore dello Yale Center for Digital Ethics e professore di Scienze Cognitive della Yale University, sarà il 17 maggio al Salone del Libro di Torino, dove nella Sala Blu terrà alle 17:30 una lezione tratta dai suoi ultimi libri, La differenza fondamentale (Mondadori) e Il nodo etico (Raffaello Cortina).

Per Floridi, il capitale semantico è un patrimonio personale e collettivo fondamentale nell'era dell'IA per distinguersi dalle macchine, ed è diverso dalla semplice informazione perché arricchito di senso e contesto. Il linguaggio non coincide direttamente con il capitale semantico, però ne è una delle forme principali: analizzarne forma e struttura, confrontarlo con altri linguaggi, ci aiuta a costruire una consapevolezza di chi siamo e dove siamo. A collocarci alla fine di un processo storico (o di una catena di rovine, come scriveva Walter Benjamin in Angelus Novus). E magari a individuare segni che possono anticipare trasformazioni rilevanti anche in settori apparentemente lontani dall’arte e dalla filosofia.