L’intelligenza artificiale ha cominciato a cambiare il nostro modo di scrivere, e persino quello di parlare. Lo confermano alcuni studi condotti su ChatGPT. A rischio è la diversità linguistica e culturale con l’affermarsi di una sorta di nuovo standard espressivo modellato su inglese e cinese. Nonostante l’IA sia stata addestrata a scrivere come gli esseri umani, i grandi modelli linguistici sviluppati da start-up come OpenAI o Anthropic hanno finito per appiattire e togliere imprevedibilità: ognuno di noi scrive in maniera diversa, più o meno bene, ripetendo alcune forme lessicali, preferendo una parola a un’altra. Differenziandosi, insomma. Almeno finora.
I ricercatori sono persino giunti all’identificazione di alcuni vocaboli ricorrenti che tradiscono il ricorso all’intelligenza artificiale.
Negli ultimi quarant’anni, dalla diffusione di massa dei pc in poi, le tecnologie che utilizziamo hanno semplificato la vita quotidiana ma con una rinuncia progressiva a molte competenze. Con il computer si è persa la scrittura a mano, fino alla reintroduzione in Paesi come Francia, Stati Uniti e da ultima la Svezia, del “corsivo” nei programmi scolastici; le calcolatrici hanno disabituato ai calcoli manuali, il Gps ha annullato le capacità di orientamento e oggi quasi nessuno saprebbe arrivare nel luogo prefissato con l’uso di mappe e stradario; con i social media è precipitata la soglia di attenzione media. Adesso l’intelligenza artificiale mette a rischio la stessa capacità di esprimersi con parole proprie.









