Di norma, l’algoritmo di Twitter (o come si chiama ora) mi propone ventinovenni che ci tengono a farsi dire che è normale essere vergini o trentatreenni che ci tengono a farsi dire che è normale vivere ancora coi genitori.
Un paio di settimane fa, le sue impenetrabili convinzioni circa il mio essere interessata agli argomenti che meno m’interessano al mondo hanno preso una nuova deriva, giacché un paio di settimane fa Walter Veltroni ha intervistato Claude. Non Lelouch: l’intelligenza artificiale di Anthropic.
Non ho potuto per almeno una settimana aprire Facebook o Twitter senza essere costretta a leggere indignati attacchi e goffe difese di un’intervista sulla quale era inspiegabile tutti si accalorassero.
Veltroni chiedeva a un cervello elettronico che età sentisse di avere, e io pensavo ai miei amici che fanno articolati discorsi al gatto o al cane, mentre io li guardo pensando: non parla l’italiano, non ti capisce.
Lo sapevo, che WV aveva chiesto l’età a Claude, perché dopo una settimana che i miei algoritmi non mi parlavano d’altro ero andava a leggermi questa benedetta intervista, continuando a non capire perché ci si accalorassero. Dipende dal fatto che la gente fa vite di silenziosa disperazione e pur di distrarsi cinque minuti dalle discussioni da ufficio sui piani ferie e da quelle casalinghe su chi porta giù l’umido è disposta a scaldarsi un po’ su tutto?















