Sui social, nuova ondata di post sgrammaticati per bloccare inesistenti addebiti di denaro o l’uso di dati personali. Che però l’azienda di Zuckerberg può già utilizzare
Mark Zuckerberg, co-fondatore di Facebook, in una foto del 2019
Genova - “Dichiaro che non autorizzo Facebook Meta a usare i miei dati personali. Inoltre non permetto all'IA di guardare la mia presenza su Internet, mi rifiuto di permettere a chiunque di offrirmi un'IA senza il mio permesso o permesso specifico” ma anche “Con la presente non autorizzo Facebook a usare i miei dati personali” (scritto tutto maiuscolo) e pure “Con la presente dichiaro esplicitamente che non autorizzo Metà/Facebook per alcun canone mensile, non autorizzo l'uso dei miei dati personali e foto di mia proprietà personale e protetti dalla legge. Qualsiasi cosa simile avvenuta senza il mio permesso scritto sarà considerata una violazione della mia riservatezza e richiederà un intervento legale immediato”, ché non si sa mai.
Da qualche settimana, soprattutto in Italia, si stanno moltiplicando anche su Threads, il social network di Meta che può essere considerato una sorta di nuovo Twitter, i post di persone che, copiaincollando una formuletta vecchia ormai di 17 anni (qui uno dei primi esempi), pensano di bloccare una cosa che non sta succedendo e di impedire all’azienda di Mark Zuckerberg di fare una cosa che quelle stesse persone le hanno permesso di fare.






