Meta AI è sbarcata sui nostri smartphone lo scorso marzo. L'intelligenza artificiale generativa di Mark Zuckerberg non è una scelta: non si può disattivare. La sua presenza è immediatamente visibile su WhatsApp, dove il cerchio sfumato tra l'azzurro e il viola nell'elenco delle chat è stato accolto con un po' di curiosità ma anche qualche fastidio. Non si può togliere, ma si può scegliere se utilizzarla o meno. Sia nell'app di messaggistica, sia su Instagram e Facebook, è uno strumento pensato per poter porre domande generali ma anche per poterci aiutare ad esempio nella ricerca di alcuni contenuti specifici all'interno del social che stiamo utilizzando. Un'altra scelta che abbiamo a disposizione riguarda i nostri dati. Perché Meta AI, per l'addestramento, può utilizzare le informazioni che negli anni abbiamo condiviso con i servizi di Meta. Post e stati su Facebook, Reel e Storie su Instagram. Fanno eccezione WhatsApp e Messenger, dove le chat sono protette da crittografia end-to-end e dunque le nostra comunicazioni non sono visibili neanche dall'azienda che le veicola. Se non facciamo niente, Meta potrà sfruttare tutti i contenuti che abbiamo postato e darli in pasto a Meta AI. Se non vogliamo che questo accada dobbiamo invece fare qualcosa. E dobbiamo farlo in fretta perché c'è una scadenza per poter godere di quello che viene definito «diritto di opposizione» ed è fissato al 31 maggio.