Lunedì 26 maggio, in teoria, è stato l’ultimo giorno nel quale i clienti del social network di Meta possono avvalersi dell’offerta norvativa formulata dal provider che prevede l’opzione di pagare in dati o in moneta la fruizione del servizio.

Questa formulazione in termini strettamente giuridici di quello che sta succedendo consente di capire esattamente di cosa stiamo parlando. C’è un contratto (si, i “termini e condizioni” che si accettano quando si attiva un account sono un contratto vero e proprio), il contratto è a tempo indeterminato, quindi se una parte cambia i termini dell’accordo l’altra può accettarli o recedere (e dunque, in questo caso, cancellare l’account).

L’Agenzie delle entrate: i dati sono un corrispettivo per il servizio

Se l’impostazione di Meta è corretta, allora è anche corretta la tesi dell’Agenzia delle entrate in base alla quale i dati sono una contropartita per l’utilizzo del servizio e quindi rappresentano un guadagno sul quale pagare le tasse. Questo dovrebbe implicare, di conseguenza, l’avvio di una colossale attività di recupero di tasse e imposte non pagate dalle imprese, con una boccata d’aria per il fisco, e un probabile colpo da KO alle imprese che non hanno la solidità di Big Tech.