Che la tecnologia sia neutra e oggettiva è un’illusione. È strumento, supporto, ma è comunque regolata da scelte. Spesso algoritmi invisibili. Scriveva il filosofo Langdon Winner nel 1980 che «le tecnologie non sono semplici strumenti, ma incorporano visioni del mondo, priorità e rapporti di potere». Qual è allora il rapporto tra genere, violenza e tecnologia? Ne parliamo con Chiara Gius, ricercatrice di Scienze Sociali e Politiche dell'università di Bologna, tra gli ospiti di Internazionale Kids, il primo festival di giornalismo per bambine e bambini.

Che la tecnologia non è mai neutra la possiamo considerare una competenza diffusa e acquisita?

«C’è una sovrabbondanza di discorsi legati alle tecnologie, in particolare su logiche algoritmiche e intelligenza artificiale. Queste riflessioni nascono per rispondere agli elementi di preoccupazione del loro impatto sulle nostre vite, più che sulle nostre pratiche di vita. Voglio dire che la tecnologia in questo momento è sotto la lente d’ingrandimento della società, è iper-attenzionata. Iniziamo a vedere le conseguenze dell’AI sull’occupazione, più pesanti per le donne che per gli uomini. A questo si deve aggiungere che gli algoritmi non solo riproducono bias e stereotipi già presenti nella nostra società, ma possono anche lavorare per esasperare, aumentare il divario e le differenze tra generi».