«Non date un compagno digitale ai vostri figli prima dei 18 anni. L'IA non fa che costruire un doppio dell'utente e poi glielo presenta come un interlocutore sempre d'accordo con lui. Non è un amico. È uno specchio che mente per compiacere». Serge Tisseron, psichiatra, psicoanalista e psicologo francese, non usa mezzi termini. E quando parla di intelligenza artificiale e bambini, ogni parola è calibrata con la precisione di chi studia il rapporto tra esseri umani e schermi da quasi vent'anni. Il suo libro 3-6-9-12: Diventare grandi all'epoca degli schermi (Scholè) è diventato un riferimento per genitori e pedagogisti in tutta Europa. Ora, con l'avvento dei chatbot e delle IA generative, ha aggiornato le sue raccomandazioni — e il messaggio è più urgente che mai.
Lo incontriamo in occasione del Learning More Festival, il primo festival italiano interamente dedicato all'apprendimento e all'evoluzione della formazione nell'era digitale, che torna a Modena dal 20 al 22 febbraio. Quattro edizioni, oltre 150 esperti, una domanda che accomuna tutti: come fare della tecnologia una scelta consapevole, e non una deriva subita?
La formula che ha cambiato il dibattito
Nel 2008, Tisseron elabora un sistema di riferimento destinato a diventare un punto fermo nella pedagogia digitale internazionale: la formula 3-6-9-12. Quattro tappe, quattro età chiave che corrispondono ad altrettante soglie di sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino. Prima dei 3 anni nessuno schermo, perché il bambino ha bisogno di costruire i suoi riferimenti spaziali e temporali attraverso il corpo e la voce umana. Tra i 3 e i 6 anni niente console o tablet personali, perché è il momento di esplorare con le mani e i sensi. Internet solo dopo i 9 anni, e i social network non prima dei 12. Un approccio premiato nel 2013 dal Family Online Safety Institute di Washington e successivamente riconosciuto dall'American Academy of Pediatrics: non una lista di divieti, ma una "dietetica degli schermi", come la definisce lo stesso Tisseron, riprendendo l'analogia con l'alimentazione — così come esistono regole per introdurre latticini e verdure nella dieta di un bambino, esistono regole per introdurre gli schermi. Il metodo si regge su tre pilastri che Tisseron chiama "le tre A": accompagnamento, alternanza e autoregolazione. Principi validi a qualsiasi età, che trasformano il genitore da gendarme a guida.







