Sulle pagine del New York Times è stato pubblicato un interessante commento di Tressie McMillan Cottom, una sociologa e docente statunitense, sull’impatto sociale delle intelligenze artificiali che ci sembra molto interessante. McMillan Cottom sottolinea un elemento fondamentale: un’innovazione che non tenga conto dell’unica vera piattaforma abilitante, l’uomo, non sembra essere capace di portare vero sviluppo. Proviamo a seguire, in un ideale dialogo a distanza, alcune sue riflessioni per porci, come nostro solito, in una posizione di frontiera.

Di fatto, seguendo la narrativa maggiore che troviamo sui media, sembrerebbe che l’Ai sia destinata a produrre un’inevitabile trasformazione sociale che può avere contenuti maggiormente utopici o distopici a secondo del commentatore di turno.