"Bambini sempre più piccoli finiscono nelle grinfie dell'intelligenza artificiale generativa, con chatbot che si comportano come amici virtuali: onnipresenti, invadenti, indistinguibili da una persona reale.

Migliore amico, genitore artificiale, un sostituto sintetico che dispensa consigli e incoraggiamenti, insinuandosi nella quotidianità dei bambini. A denunciare una situazione inquietante e concreta sono centinaia di genitori". Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vice predente dei senatori Pd, che prosegue: "Dalla rotellina di Meta da poco comparsa sui nostri profili WhatsApp, alle chatbot vere e proprie, un'innovazione che sta cambiando tutto, senza che ancora ne stiamo cogliendo la portata effettiva. Fermo restando che sono proprio i genitori il primo e più importante controllo sull'uso dei device - e quindi dell'AI - il Garante è intervenuto, avviando un'istruttoria per abuso di posizione dominante. Ma la politica e le istituzioni, cosa stanno facendo?".

"Lo dico con chiarezza: da oltre un anno è ferma in Commissione Infanzia una proposta di legge bipartisan che regolamenta l'accesso dei minori ai social e alle piattaforme digitali. È inaccettabile. Nel frattempo, Meta è già entrata nelle case degli italiani: si rivolge a quei bambini che hanno libero accesso al suo social, alimenta dipendenza emotiva e raccoglie dati sensibili. Tra l'altro, in alcuni dei casi denunciati, l'AI si relazionava con i piccoli consapevole del fatto che dall'altra parte dello schermo ci fosse un bambino, quindi è evidente che le norme vigenti non bastano, né sono efficaci", prosegue la senatrice dem.