Gli algoritmi che monitorano la produttività dei lavoratori sono una realtà attuale che suscita dibattiti sociali e politici, ma la diffusione dell’intelligenza artificiale affettiva (emotion IA), che fa capo al più ampio dominio dell’affective computing, oltre a fondare su teorie scientifiche discutibili e, oltre a perpetuare pregiudizi algoritmici, pone interrogativi etici che riguardano soprattutto l’autonomia individuale e la privacy dei lavoratori.

In Europa le emotion IA sono messe al bando ma negli Stati Uniti il tema sta affiorando con una certa prepotenza, come evidenzia un articolo pubblicato su The Atlantic, al pari di una nuova forma di sorveglianza digitale che trasforma la sfera delle emozioni in un parametro aziendale, inducendo i lavoratori a palesare sentimenti positivi anche quando sono in contrasto con l’umore del momento.

Peraltro, nonostante i diversi studi, non c’è ancora prova scientifica che le emotion IA siano attendibili e, non di meno, sembrano portarsi appresso i più canonici pregiudizi ereditati dai dati con cui vengono addestrate.

Cosa sono le emotion IA

Vengono definite “emotion IA” quelle intelligenze artificiali e algoritmi usati per identificare e misurare le emozioni con la finalità di categorizzare il comportamento umano.