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25 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 7:55
Il dibattitto europeo sull’intelligenza artificiale (AI) tende a concentrarsi sulle caratteristiche delle sulle tecnologie e i principi e le regole che dovrebbero guidarne il suo governo nell’interesse individuale e sociale. E’ questo il cuore del EU AI act. Ma le questioni essenziali, quelle che preoccupano la gente e possono stravolgere il nostro sistema economico, vanno ben al di là dei temi della trasparenza, “beneficialità” o responsabilità delle aziende AI e dei suoi clienti: l’AI promette di stravolgere l’organizzazione del lavoro, soprattutto intellettuale, ponendo drammatiche questioni relative alla distribuzione del reddito e al rischio di una disoccupazione strutturale.
Affronto il tema con un esempio. Nella aziende di servizi legali la sostituzione del lavoro umano con un sistema di intelligenza artificiale è ormai una realtà: la stesura di una memoria o la ricerca “intelligente” di precedenti sentenze è un lavoro che l’AI fa meglio del normale professionista. Immaginiamo uno studio in cui i dipendenti sono adibiti a queste mansioni. Sono inevitabilmente spiazzati: costano di più e performano peggio di un buon sistema di AI. Ne risulta che questi lavoratori, a tendere, non servono perché vengono sostituiti dalla tecnologia. Rimarranno probabilmente professionalità più qualificate in grado di correggere e perfezionare i prodotti automatici. Semplificando, lo studio legale avrà bisogno di meno lavoratori, probabilmente più qualificati, e dovrà investire in modo consistente in nuove tecnologie.






