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Ultimo aggiornamento: 7:30
di Giorgio Boratto
L’intelligenza artificiale è sempre più presente nelle nostre vite. Dal 2005, quando John McCarty – scienziato americano – coniò questo nome, iniziammo a domandarci come fanno le macchine a imparare cosa fare e soprattutto a diventare intelligenti. Abbiamo capito che queste macchine, implementate in primo piano dalla società OpenAI, hanno avuto origine da videogiochi per poi essere applicate a strategie di vendite fino ad assistenti vocali e operazioni di domotica come eseguire tramite comandi vocali ad accendere o spegnere le luci, avviare una canzone, fare una chiamata o cercare una via… fino alla sicurezza con il riconoscimento facciale e modelli di protezione contro attacchi informatici a infrastrutture tecnologiche. Poi non dimentichiamo le armi che muovono droni e bombe fino a fare diventare la guerra un videogioco dalle conseguenze drammatiche.
Per arrivare a questi risultati sono stati immessi in questi macchinari innumerevoli dati che sono cresciuti a pari passo con gli investimenti sempre più consistenti: miliardi di dollari che non hanno fine. I primi investitori sono stati OpenAI, Microsoft e Google, ma oggi non c’è azienda a iniziare dai social network che non faccia uso di questa tecnologia. Per questo allo stato attuale non c’è limite ai miliardi di dollari investiti.






