Scrivo questo articolo dopo aver cercato invano, per mezza giornata, di ricordarmi chi, e quando, e a proposito di cosa, avesse detto «I problemi di comunicazione non sono mai problemi di comunicazione». Potrebbe essere stato Alastair Campbell ma anche Daniele De Rossi, Loredana Berté ma anche Elena Ferrante. E qui già c’è un pezzo del problema.

Un pezzo del problema è quel Grande Indifferenziato per cui un capo del mondo non si esprime diversamente da un comico, una soubrette articola le stesse preoccupazioni d’un premio Strega, e a me una volta a settimana tocca il pezzo sulla società dello spettacolo in cui stiamo tutti con lo stesso telefono in mano ad accenderci la stessa telecamera in faccia e forse persino Giovanni Gronchi, con l’intelligenza artificiale nel telefono, si sarebbe messo a fare i video in cui buttava Vianello e Tognazzi nel cassonetto, come ha fatto Trump con Colbert.

Forse pensiamo che Trump abbia sfasciato tutto così come abbiamo per i più scemi anni della nostra vita creduto che il cattivo gusto l’avesse inventato Berlusconi, e invece era già tutto lì, era già tutto sfasciato, e loro somigliavano solo più di altri al presente, erano più bravi a rispecchiarlo.

Forse stiamo, ormai da anni, scambiando retrospettivamente per rispettabilità e contegno e senso delle istituzioni quella che era semplicemente mancanza di occasioni. Non avevano più rispetto del ruolo: avevano il telefono a disco.