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Ultimo aggiornamento: 7:46

di Paolo Gallo

C’è sempre un “caso Pucci”, qualunque cosa rappresenti, qualunque polemica del giorno, qualunque oggetto mediatico capace di occupare talk show e timeline, pronto a prendersi il centro della scena. È il meccanismo perfetto della distrazione: un simbolo leggero, polarizzante, immediato. Se ne discute, ci si divide, si litiga. Intanto, il Paese reale resta sullo sfondo. E i problemi strutturali continuano ad esistere, silenziosi e pesanti.

L’Italia ha una sanità pubblica sotto pressione cronica: liste d’attesa incompatibili con il diritto alla cura, pronto soccorso congestionati, personale stremato. Ha salari reali tra i più bassi d’Europa e una generazione giovane che continua a guardare all’estero non per ambizione cosmopolita, ma per necessità. Ha una scuola che regge grazie alla dedizione di chi ci lavora, non certo per abbondanza di investimenti. Ha territori fragili, infrastrutture da manutenere, comuni sotto organico, giustizia lenta, burocrazia farraginosa.