Carlo Ginzburg, lettera a Sebastiano Timpanaro

Caro Sebastiano,

In un passo dei diari di Benjamin (molto belli) è riferito un dialogo tra Benjamin e Brecht svoltosi dopo il ’33; uno dei due – mi pare Brecht – dice: «Bisogna partire dalle cattive cose nuove, non dalle buone cose vecchie». Questa frase – riferita alla letteratura, e in implicita polemica con le posizioni di Lukács – mi ha colpito e mi pare che abbia una validità generale. Leggendo il tuo libro, ho pensato che tu non saresti d’accordo. Mi pare che ci sia in esso, non, certo, una nostalgia per certi aspetti del pensiero ottocentesco – questo assolutamente no – ma una concezione eccessivamente difensiva del marxismo.

Certo: tu hai perfettamente ragione nel polemizzare con i marxisti che corrono dietro alle ultime mode, annacquano il marxismo per conciliarlo con lo strutturalismo, la psicoanalisi ecc. (il quarto saggio è molto bello). Tuttavia mi pare che il tuo discorso sia troppo unilaterale, nel senso che tu, dopo aver sottolineato l’importanza della distinzione tra ideologia reazionaria, antimaterialista ecc. di questi indirizzi culturali (strutturalismo, psicoanalisi ecc.) trascuri poi, di fatto, il problema costituito dalle acquisizioni scientifiche ottenute da questi indirizzi. Riconosci che il problema esiste, però non l’affronti affatto. Penso (se sbaglio correggimi) che non si tratti di un mero taglio espositivo, cioè di un argomento rimandato a miglior occasione. La mia impressione è che il problema dell’assimilazione nel marxismo o da parte del marxismo delle acquisizioni scientifiche di queste correnti culturali sia ai tuoi occhi infinitamente meno importante (oltre che meno urgente) della demistificazione delle implicazioni ideologiche reazionarie di queste correnti.