Ginzburg, studioso di storia religiosa, di stregoneria e di sabba; Ginzburg, storico creativo della cultura popolare; Ginzburg, specialista di storia intellettuale; Ginzburg ritrattista di figure indimenticabili (chi potrà mai scordarsi di Menocchio il mugnaio del Formaggio e i vermi, «morto bruciato per ordine del Sant’Uffizio dopo una vita trascorsa nella più completa oscurità», di Chiara Signorini e dei benandanti del Friuli, Paolo Gasparutto, Battista Moduco tutti a cavallo su gatti, o lepre per combattere i diavoli con gambi di finocchio o di sorgo); ma anche Ginzburg storiografo e ideatore di concetti determinanti per la riflessione contemporanea (la microstoria, certo, ma anche il paradigma indiziario, il punto di vista, lo straniamento), e inventore di un rapporto inedito tra morfologia e storia, di nuove modalità di amministrazione della prova; Ginzburg, storico dell’arte e della letteratura, ma anche Ginzburg filologo, e addirittura etno-filologo, storico impegnato, storico civile, osservatore attento delle attualità più diverse; Ginzburg storico globale e anche globalizzato: sono tutte figure che gli studiosi della vita intellettuale italiana e europea s’impegneranno a distinguere in Carlo Ginzburg.
Carlo Ginzburg, a caccia di voci da dividere e condividere | il manifesto
(Alias Domenica) Ginzburg, studioso di storia religiosa, di stregoneria e di sabba; Ginzburg, storico creativo della cultura popolare; Ginzburg, specialista di storia intellettuale; Ginzburg ritrattista di figure indimenticabili (chi potrà mai scordarsi di Menocchio il mugnaio del Formaggio e i vermi, «morto bruciato per ordine del Sant’Uffizio dopo una vita trascorsa nella più completa oscurità», di Chiara






