Con il Melonellum, anche in caso di sconfitta alle elezioni politiche del 2027, Giorgia Meloni avrebbe qualche atout da giocarsi nel 2029 al momento di eleggere il presidente della Repubblica, mentre con il Rosatellum sarebbe tagliata fuori: la sconfitta sarebbe più pesante in termini di seggi. Ed è proprio pensando anche all’elezione del successore di Mattarella che è stata pensata la riforma elettorale.

Rispetto al Rosatellum, il Melonellum ha un maggior numero di seggi assegnati con metodo proporzionale: 317 rispetto ai 245 dell’attuale sistema, al netto degli otto deputati eletti all’estero. La parte premiale del sistema pensato dal centrodestra, 70 seggi, è meno della metà di quella del Rosatellum, che consiste nei 147 collegi uninominali. E già questo deve indurre a capire alcuni retro pensieri della premier. Nel 2022 il centrodestra unito si aggiudicò 122 uninominali, lasciando le briciole agli sciagurati e divisi avversari (12 al Pd, 10 a M5s, oltre ai 2 della Svp). Lo stesso accadde al Senato con 61 uninominali finiti al centrodestra, alcuni per una manciata di voti (es 227 in Val d’Aosta, 226 a Rovereto, ecc). Visto che gli sventurati protagonisti del centrosinistra sono rinsaviti e si sono uniti, i risultati del 2027 sarebbero simmetricamente opposti a quelli del 2022. Il centrosinistra ne avrebbe 105-110, che potrebbero salire visto che l’effetto Vannaci è da studiare. Collegi sicuri per il centrodestra nel 2022, come Ascoli o Lucca, già oggi vacillano, ma con Fn in campo diverrebbero “rossi”.