Giorgia Meloni ha innescato un meccanismo assurdo: le elezioni politiche dell’anno prossimo potrebbero diventare elezioni presidenziali alle vongole. Nelle quali ogni schieramento, o polo, prospetterà informalmente un suo nome, o più nomi, per il Quirinale. Un cortocircuito. Quello che era un po’ nel cervello dei grandi strateghi della politica, ora che Meloni ha platealmente reso l’idea che il boccone più grosso delle prossime elezioni sarà il Colle, ognuno pensa già ai nomi.

La presidente del Consiglio ha dato ai suoi un target forte. Priva da tempo di una bandiera da sventolare, ha indicato come obiettivo supremo il Colle più alto, sinora off limits per gli eredi di quel Msi che non firmò la Costituzione. Nessuno sa dire, oggi, se si rivelerà una carta vincente. Potrebbe galvanizzare una destra a corto di risultati concreti reimbarcando Roberto Vannacci per un’operazione storica: un uomo o una donna di destra-destra al Quirinale.

Così come potrebbe determinare un sussulto unitario e persino di massa dall’altra parte all’insegna di un rinverdito no pasaran. Che in effetti già in queste ore è il mood che corre sotto la pelle del centrosinistra. Votate per noi se volete evitare Ignazio La Russa dove oggi siede quel galantuomo di Sergio Mattarella, nella versione più greve. Votate per noi se volete evitare i pieni poteri in mano al partito post-missino, in una versione più politica.