Il piano della premier per il Colle. L'ostacolo della legge elettorale e il pericolo Vannacci
Cosa c’è dietro la frase di Giorgia Meloni su un uomo di destra al Quirinale? «Non è più un tabù», ha detto la premier da Nicola Porro su Rete4: «Chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri, valeva per la presidenza del consiglio dei ministri, per la possibilità di governare e potrà valere per la presidenza della Repubblica, ma decideranno gli italiani». E secondo Repubblica il tutto fa parte di un piano. «Fonti meloniane di massimo livello» dicono che l’obiettivo della premier è lanciare lo slogan d’emergenza per la prossima campagna elettorale: se volete un presidenzialismo senza riforma costituzionale, votate di nuovo la coalizione.
Questo per una tentazione che Meloni accarezza da tempo, come hanno detto Dario Franceschini e Matteo Renzi. Ovvero la tentazione Quirinale. Secondo il piano, dopo la vittoria alle elezioni politiche del 2027 la premier tornerebbe a Palazzo Chigi in attesa della scadenza del mandato di Sergio Mattarella, ovvero nel febbraio 2029. Poi si farebbe eleggere al Colle. Spedendo alla guida del governo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Ma secondo il retroscena c’è anche un piano B. Con Mantovano che potrebbe invece diventare lui il candidato in caso di fallimento della scalata di Meloni.










