Cinque “stese” in una settimana e un dato incrollabile. La ripresa della guerra tra gang di emergenti con aspirazioni da boss non è più un’ipotesi di scenario, ma una certezza acquisita. Quanto accaduto nel tardo pomeriggio di ieri nel cuore del centro storico restituisce il ritratto di un’escalation ormai sul punto di non ritorno. Questa volta, infatti, il commando non ha agito con il favore delle tenebre o in un vicolo isolato. Ha fatto fuoco alla luce del sole, davanti agli occhi di decine di passanti e turisti e in un luogo che ancora oggi rappresenta un tragico simbolo: piazza Montesanto. La stessa dove, il 26 maggio 2009, una pallottola vagante ha assassinato un innocente, il musicista Petru Birladeanu. Diciassette anni e un’infinita sequenza di arresti dopo, il copione resta sempre lo stesso. Se possibile, con ancora più spregiudicatezza. Sulla scena dell’ultimo raid c’era persino un fucile d’assalto, recuperato poi in serata dalla polizia.

ASSALTO ARMATO L’appuntamento con il terrore è scattato pochi minuti dopo le diciannove di ieri. Il cuore pulsante di Montesanto, nonostante il caldo asfissiante, è ancora un formicaio. Negozi aperti, turisti e pendolari che entrano ed escono dalla stazione della Cumana, tanti residenti e giovani in strada. Il contesto perfetto per far scoppiare il panico. E così è stato. All’improvviso si materializzano due armi. La prima è un revolver e si trova tra le mani del passeggero di uno scooter. La seconda è un micidiale Ak-47, impugnato da un uomo che attraversa a piedi la piazza. Decine di persone notano la sua presenza e in un istante prende forma una scena apocalittica.Napoli, spari tra la folla: stesa a Montesanto, il ritorno delle baby gangTemendo un imminente conflitto a fuoco, la gente si riversa in massa all’interno dello scalo, le cui porte sono state per fortuna subito spalancate dal personale di vigilanza per favorire il flusso di quella marea fuori controllo. Altri non fanno in tempo e d’istinto si buttano a terra per evitare un eventuale colpo esploso ad alzo zero. Pochi secondi dopo, una raffica di spari ravvicinati squarcia le urla degli incolpevoli testimoni. Poi, all’improvviso, un silenzio tombale e indecifrabile avvolge la piazza. Il peggio è ormai alle spalle. Qualcuno prende il cellulare e compone il numero di emergenza: «Correte, fate presto. Hanno appena sparato a Montesanto».LA DINAMICA Sul posto si sono precipitate a sirene spiegate le volanti dell’Ufficio prevenzione generale, raggiunte a strettissimo giro dai colleghi della Squadra mobile, che stanno adesso conducendo le indagini sul caso. La polizia, raccolte le prime testimonianze, ha quindi passato al setaccio piazza Montesanto e i vicoli adiacenti, fino alla Pignasecca, per ricostruire il percorso del commando e individuare, con l’aiuto dei tecnici della Scientifica, eventuali tracce. Proprio su quest’ultimo punto, è subito emerso un primo colpo di scena: i rilievi non hanno portato all’individuazione di bossoli sul basolato, segno che l’arma che ha fatto fuoco era quasi sicuramente un revolver o una pistola caricata a salve. Gli inquirenti propendono però al momento per la prima ipotesi. Quanto al fucile d’assalto, le segnalazioni si sono ben presto rivelate corrette. In serata, infatti, gli uomini dell’ufficio investigativo di via Medina hanno trovato l’Ak-47, abbandonato sotto un’auto.I RACCONTI Sono racconti dai tratti apocalittici, quelli che emergono dalle parole di chi ha assistito all’incursione armata di ieri pomeriggio. Tra loro, uno stimato imprenditore che, proprio in quel frangente, stava raggiungendo la stazione della Cumana: «All’improvviso - spiega - ci siamo accorti di un uomo sulla trentina che percorreva a piedi la piazza e aveva in mano un mitra. Sono stati momenti terribili, in cui ci siamo spaventati tantissimo. La gente ha iniziato a correre in ogni direzione possibile, moltissimi si sono precipitati all’interno dello scalo. Una scena che non potrò mai dimenticare». Sullo sfondo, intanto, c’è ancora una volta l’ombra lunga della faida tra gang dei Quartieri Spagnoli e del Pallonetto di Santa Lucia per il controllo dei traffici di cocaina.