In piazza Montesanto due pensionati chiacchierano sulle panchine, i viaggiatori affollano la stazione della Cumana, bar e negozi sono pieni di residenti e turisti. Eppure, qui, meno di 24 ore prima, un uomo incappucciato girava con un kalashnikov in mano dopo che un altro uomo aveva sparato in pieno pomeriggio tra la folla.
Difficile dire se sia assuefazione alla violenza (ci sono stati cinque raid armati in zona nel giro di pochi giorni) o voglia di non cedere. Un elogio alla resistenza è quello che porta avanti Pino Benvenuto, diventato una sorta di icona del rione con il suo negozio che vende frutta secca. “Benvenuto a chi ama sé stesso” c’è scritto all’ingresso del locale: «Questa piazza registra tra metropolitana, funicolare e Cumana 75 mila persone al giorno. Metterla in sicurezza con un presidio fisso sarebbe importantissimo - dice - ma bisognerebbe portare anche eventi, qualcosa di diverso: musica, spettacoli per sostenere il commercio ma soprattutto per orientare il quartiere verso il bello e per far sì che quanto avvenuto non si ripeta».
Momenti di panico ancora ben vivi in Corrado, direttore della vicina pizzeria-rosticceria: «C’era un gruppo di sette turisti stranieri. Erano americani. Quando hanno sentito gli spari erano terrorizzati, non sapevano cosa fare. Li abbiamo messi in sicurezza nella sala interna. Abbiamo cercato di tranquillizzarli fino all’arrivo della polizia».










