Non c’è stato nemmeno il tempo di ricomporre le tessere investigative del Far West di Montesanto. Dall’eco dei mitra e dei revolver sfoderati in piazza, la città si ritrova subito a fare i conti con l’ennesimo picco di un’escalation criminale - fin qui - irreversibile. Teatro dell’ennesima notte horror Porta Capuana, ormai diventata l’epicentro di un’emergenza che, tra reati predatori e spaccio di droga, lo Stato stenta ancora ad arginare. I killer sapevano dove intercettare il target, il trentaduenne pregiudicato Alessandro Grivano, e non appena i loro percorsi si sono incrociati è scattata l’esecuzione. In sella a uno scooter hanno affiancato l’obiettivo designato, anche lui alla guida di un motorino, e il dito sul grilletto è stato implacabile. Un primo proiettile va a vuoto, il secondo a segno sul torace. L’uomo, dopo pochi metri, perde il controllo del mezzo e si accascia in una pozza di sangue. Inutile la corsa disperata al Pellegrini. Sullo sfondo, un tragico anello di congiunzione tra il delitto e la guerriglia di Montesanto: un sospetto movente passionale.
Raid tra la folla L’allarme è scattato poco prima dell’una. Alessandro Grivano, residente nel Borgo di Sant’Antonio Abate, aveva deciso di trascorrere la serata senza allontanarsi troppo da casa. Non sapeva, però, del tragico epilogo a cui sarebbe andato incontro. L’imboscata è scattata in piazza Sant’Anna a Capuana, a due passi dal rudere dell’ex Pretura e dallo storico mercato del “Buvero”. Quello sfoderato dai sicari è stato un modus operandi spietato: a quell’ora, infatti, complice l’afa di questi giorni, c’erano in strada decine di persone, alcune con figli piccoli al seguito.Napoli, arrestato il cognato del boss Troncone per atti persecutori: «Ti brucio nell'acido»Ma i killer avevano ormai deciso che niente avrebbe potuto fermarli. Non appena hanno incrociato il trentaduenne, ecco che sono stati subito esplosi due colpi di pistola calibro 7,65 da distanza ravvicinata. Nonostante il tempestivo intervento di un conoscente, che ha prelevato in auto l’uomo ferito, per quest’ultimo non c’è stata alcuna possibilità di scampo. Grivano ha esalato l’ultimo respiro ancora prima di arrivare al pronto soccorso della Pignasecca. Via alle indagini Sul posto si sono immediatamente precipitate le volanti della polizia di Stato. In una piazza ancora sconvolta, gli investigatori della Squadra mobile, guidati dal primo dirigente Mario Grassia, hanno quindi provato a individuare possibili testimoni, compresi alcuni familiari e conoscenti della vittima. Nonostante il massimo riserbo che avvolge l’inchiesta in questi primi step, gli inquirenti sembrano aver imboccato una prima, decisiva pista: quella della spedizione punitiva maturata nell’ambito di un contrasto di natura personale, forse passionale. Al momento non è però chiaro se il trentaduenne sia stato ucciso per dei non meglio precisati motivi di gelosia sedimentati nel tempo o se la vendetta sia scattata “a caldo”. Alcune voci raccolte sulla scena hanno lasciato intendere che il delitto potrebbe essere stato il frutto avvelenato di un intervento maldigerito. Grivano avrebbe difeso qualcuno, probabilmente una donna, importunata poco prima. Uno sgarro imperdonabile per la controparte. Il profilo In attesa che le telecamere di videosorveglianza pubblica forniscano i primi elementi utili all’individuazione dei killer, la polizia continua a scavare nel passato e nella rete di contatti della vittima. Il nome di Grivano nel 2019 fece capolino nell’inchiesta che aveva fatto luce su un colossale giro di truffe agli anziani. Un business, le cui redini - stando a quanto ipotizzato all’epoca dagli inquirenti - sarebbero state tenute da esponenti di spicco del clan Contini. Partito l’iter giudiziario, l’aggravante mafiosa cadde però per tutti gli imputati, mentre l’allora ventiseienne rimediò una condanna a due anni e mezzo.Napoli, controlli all'aeroporto di Capodichino: intensificate le verifiche per taxi ed NCC abusiviDa quel momento Grivano era riuscito a tenersi lontano dai radar delle forze dell’ordine, senza incappare in ulteriori problemi con la giustizia. Un altro elemento, quest’ultimo, che spinge gli investigatori a battere con scarsa convinzione l’ipotesi di un raid di stampo camorristico. Escluso, dunque, un possibile collegamento con l’altro recentissimo omicidio registrato in zona, quello di Antonio Mauro, pluripregiudicato vicino ai Contini, assassinato in via Cesare Rosaroll a metà giugno mentre rincasava. Le indagini proseguono a ritmo serrato per dare un volto ai killer e fare luce su una scia di sangue che continua a togliere il sonno al centro storico.














