Adesso non c’è più spazio per lamentele e complessi di inferiorità. Adesso l’unica cosa che conta è maturare, una volta per tutte, la consapevolezza del potenziale meridionale sia sul piano nazionale, sia su quello europeo. Non si tratta di esercitare pratiche di ottimismo della volontà, pur indispensabili per superare l’ingiustificabile rassegnazione di chi ancora pensa di essere condannato a perdere o, quanto meno, a non vincere. Si tratta, al contrario, di credere in un Sud volano della crescita economica del nostro Paese, motore di un rinnovamento che produca conseguenze rilevanti anzitutto in termini di coesione sociale.
È operazione che siamo legittimati a fare anche grazie agli ultimi dati Istat sul Mezzogiorno, che consolidano un trend positivo sviluppatosi negli ultimi quattro anni. Il Pil e l’occupazione di questa importante e troppe volte sottovalutata area geografica del nostro Paese, tradizionalmente oggetto di rappresentazioni o di autorappresentazioni non molto lusinghiere, sono valori quantitativi poco più alti del resto d’Italia. Dunque, più di quelli relativi al Centro e al Nord.
Secondo l’Istituto nazionale di statistica il prodotto interno lordo ha mostrato nel 2025 una dinamica «moderatamente positiva» e sostanzialmente omogenea nelle diverse ripartizioni territoriali del Paese. Quel «sostanzialmente» segnala, in definitiva, che non ci sono più grandi differenze tra le tre macro aree geografiche della penisola. Entrando più nel dettaglio, l’Istat segnala che il Pil è cresciuto dello 0,5% a livello nazionale, considerando Nord Ovest, Nord Est e Centro. Al Sud, invece, è stato superiore al resto d’Italia, anche se di poco: lo 0,6%. Anche i dati sull’occupazione sono incoraggianti e migliori rispetto al Nord e al Centro, nonostante vale la pena di ricordare, non foss’altro che per correttezza metodologica, che il Mezzogiorno parte storicamente da una situazione arretrata rispetto alla media nazionale: a fronte di una crescita media nazionale dell’1,1% di occupati nel Sud si è registrato, infatti, un valore più elevato, ovvero l’1,5%. Più contenuto è risultato, invece, l’aumento dell’occupazione nel Settentrione: +0,9% nel Nord Ovest, +0,8% nel Nord Est. Va specificato che nel Nord Ovest e nel Centro gli incrementi più elevati si sono verificati nel settore delle costruzioni con aumenti, rispettivamente, del 5,3% e del 5,8%. Nel Nord Est a trainare di più è stato soprattutto il commercio (+ 2,3%), mentre nel Mezzogiorno è stata registrata una crescita significativa oltre che nel commercio e nei pubblici esercizi anche nei trasporti e nelle telecomunicazioni, con un aumento del valore aggiunto pari allo 0,9%. Andamenti particolarmente positivi si sono osservati anche nel settore dei servizi finanziari, immobiliari e professionali (+0,7%) e nell’agricoltura (+1,0%). Un settore quest’ultimo che resta un punto fermo dei modelli economici meridionali, a maggior ragione dopo la capacità dimostrata di sapersi innovare, di saper sfruttare l’innovazione tecnologica e di considerare la sostenibilità non come un costo, ma come un investimento. Il dato sull’agricoltura è in leggera controtendenza rispetto alle regioni del Centro e del Nord. Più contenuta è risultata la crescita nell’Industria (+0,4%): un risultato, comunque, da non sottovalutare.










