C’era una volta la questione meridionale… sembra una favola, vero? Ed infatti, leggendo i report macroeconomici degli ultimi anni, tutto lascerebbe pensare che lo squilibrio tra le due Italie sia un reperto del passato, una vicenda antica da riesumare ormai soltanto in convegni di storia e sociologia. Nell’ultimo quinquennio, secondo Svimez, il Mezzogiorno ha rappresentato l’area più dinamica del Paese, con una crescita complessiva del 9,5% rispetto al 7,1% nazionale e al 6,6% del Centro-Nord. Come dire: se non siamo al pareggio, poco ci manca. Attenzione, però: i numeri (e ancor più le percentuali) non raccontano mai l’intera trama dei fatti. Dietro quelle cifre si nascondono dettagli sfumati nella penombra, costellazioni di eventi che si vanno formando all’orizzonte. Non a caso, è la stessa Svimez a segnalare le fragilità profonde di uno sviluppo «drogato», almeno in parte, dal Superbonus prima e dal Pnrr successivamente. Siamo alle solite, quindi: nessun «miracolo produttivo» può reggersi sul boom di un solo comparto, anche se si tratta dell’edilizia che da sempre è il motore principale dell’economia meridionale. A maggior ragione se a foraggiarne la crescita sono in gran parte gli investimenti pubblici.