Il Mezzogiorno d’Italia ribalta i vecchi stereotipi e si riscopre locomotiva economica. Negli ultimi cinque anni, il Sud è balzato in testa alle classifiche di crescita nazionali, affermandosi come l’area più dinamica dell’intero Paese. I dati parlano chiaro: tra il 2021 e il 2025 il territorio meridionale ha registrato una crescita complessiva del 9,5%, surclassando il 7,1% della media nazionale e il 6,6% del Centro-Nord. Una tendenza confermata anche nell’anno in corso, con il Sud che segna un +0,7% rispetto al +0,5% del resto d’Italia.Dietro questo exploit non c’è però ancora un cambiamento strutturale, bensì una potente iniezione di capitali temporanei. Il report scientifico della Svimez evidenzia infatti che questo differenziale positivo riflette “fattori in larga parte irripetibili, come l’onda lunga degli incentivi edilizi, l’effetto espansivo del Pnrr nella sua fase più matura e la chiusura del ciclo di coesione 2014-2020″. Lo studio è stato presentato a Napoli durante il convegno conclusivo del progetto Centro Studi della Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania e Calabria.

Campania locomotiva d’Italia, la Calabria arranca

Dietro la media generale del Mezzogiorno si nascondono però due velocità ben distinte, con scenari profondamente divergenti tra le diverse regioni del Sud.“La Campania registra la crescita cumulata più elevata tra tutte le regioni italiane, con un clamoroso +11,3% nel quinquennio”, evidenzia l’analisi della Svimez. Di contro, la Calabria frena la sua corsa fermandosi a un +5,2% complessivo. La terra d’Altaguardia paga lo scotto di “un’economia meno diversificata e una più lenta uscita dalla lunga fase recessiva avviata lontano nel 2008″.A confermare la solidità del momento è intervenuto anche il professore Gaetano Vecchione, consigliere scientifico di Svimez: “Il report offre un quadro del Mezzogiorno in grande crescita per il quarto anno consecutivo. L’economia va bene grazie soprattutto al tono espansivo delle politiche pubbliche, anche se vi sono alcune fragilità strutturali che ben conosciamo e che riguardano la demografia, la migrazione dei giovani laureati e un tessuto industriale ancora poco sviluppato”.