Nelle scorse settimane la Banca d’Italia ha presentato i suoi Rapporti sulle Economie Regionali, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. I rapporti, con sfumature diverse raccontano storie simili. La crescita nel 2025 è ancora simile a quella nazionale, dopo alcuni anni in cui il Mezzogiorno è cresciuto di più (circa due punti dal 2019), ma ci sono elementi di preoccupazione sul suo contenuto. Come già avevano notato i Rapporti sulla Economia della Puglia e della Campania della Fondazione Merita (uno dei quali curato da Professori di Uniba), la crescita è tutta spiegata dall’occupazione, mentre la produttività per ora lavorata addirittura è inferiore al 2010, i salari reali molto inferiori.

La crescita dell’occupazione quindi a sua volta si può spiegare con salari reali più bassi, non certo una ricetta per aumentare il benessere di una regione. La stagnazione della produttività nel Mezzogiorno ha anche una spiegazione preoccupante: il drastico cambiamento della composizione della struttura produttiva. L’industria arretra drasticamente mentre crescono impetuosamente turismo, ristorazione, edilizia. La nuova occupazione è sempre una buona notizia, ma siamo sicuri di volere un futuro in cui i nostri figli diventino tutti camerieri e pizzaioli a basso reddito per turisti polacchi?