Con il venir meno della spinta del Pnrr, che si chiuderà nel 2026, il motore dell’economia del Sud girerà a ritmi ridotti, e la crescita rallenterà. Se infatti dal 2021 al 2024 i numeri parlano di un Sud che cresce più del Centro Nord, nel 2027 le posizioni tra chi sta avanti e chi insegue si invertiranno. A delineare questo scenario è il Rapporto Svimez 2025 sull’economia e la società del Mezzogiorno, presentato presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera. In tutto questo, il convitato di pietra sono i dazi Usa, che potrebbero costare all’Italia quasi 90mila posti di lavoro, di cui oltre 13mila (il 15% del totale) nelle regioni del Sud, a partire da Campania (quasi 5mila), Puglia e Sicilia.

La “trappola del capitale umano”

La fotografia che viene fuori dall’indagine è quella di un Mezzogiorno che vive una stagione di forti contrasti: cresce come non mai l’occupazione, soprattutto tra i giovani, ma al contempo continua l’esodo che svuota il Sud di competenze e futuro. Tra il 2021 e il 2024, quasi mezzo milione di posti di lavoro è stato creato nel Mezzogiorno, spinto appunto da Pnrr e investimenti pubblici. Ma negli stessi anni 175 mila giovani lasciano il Sud in cerca di opportunità. La “trappola del capitale umano” si rinnova: la metà di chi parte è laureato; le migrazioni dei laureati comportano per il Mezzogiorno una perdita secca di quasi 8 miliardi di euro l’anno. I giovani che restano, troppo spesso, trovano lavori poco qualificati e mal retribuiti. Con i salari reali che calano aumentano i lavoratori poveri: un milione e duecentomila lavoratori meridionali, la metà dei lavoratori poveri italiani, è sotto la soglia della dignità. Si evidenzia, inoltre, una emergenza sociale nel diritto alla casa.