Era appena rientrato dal lavoro il ventenne bengalese, quando si è ritrovato davanti l'amico, che frequentava quotidianamente la famiglia. Nelle ore precedenti, avrebbe passato il tempo a ripulire la casa dal sangue. A tradirlo il piede della bambina che sbucava da sotto al materasso. L'ipotesi del movente passionale
«Ha ucciso tutta la mia famiglia. Sono arrivato a casa e l’ho visto. Aveva ammazzato tutti», ha racconta Amir, ventenne bengalese e unico sopravvissuto al massacro di via Montiglio, ai soccorritori che gli tamponavano le ferite davanti alla palazzina di Casalotti, periferia nord ovest di Roma. Come riporta Il Messaggero, il ragazzo insanguinato e in stato di choc ripeteva il nome di Shahadat, il connazionale considerato amico di famiglia e ora indicato come responsabile della mattanza in cui sono morti a colpi di mannaia i suoi genitori Kamal e Jahan, oltre alla sorellina Arowa di 8 anni.
«Mi stava aspettando per ammazzarmi. Avevamo litigato la scorsa settimana», ha ripetuto Amir, alludendo a un retroscena personale che secondo gli investigatori potrebbe avere natura passionale. Nella comunità bengalese, raccolta nel dolore, circolano voci mai confermate su un possibile legame fra il presunto killer e la madre del ragazzo. «Mio padre voleva allontanare Shahadat dalla comunità», ha aggiunto il ragazzo, ripetendo più volte il nome dell’uomo ora ricercato dalla polizia.











