Il killer, storico amico della famiglia, prima ha ucciso madre e figlia. Poi ha aspettato il padre per accanirsi su di lui, a colpi di mannaia. Voleva fare la stessa cosa con il figlio della coppia, ma non è riuscito ad ammazzarlo. Per questo Amir, ventenne originario del Bangladesh, è l’unico sopravvissuto alla strage di Casalotti (quadrante nord ovest di Roma), compiuta venerdì in un appartamento al civico 35 di via Montiglio. Una mattanza per la quale è accusato Shahadat Hossain, 43enne bengalese ora ricercato dalla polizia. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio e lesioni. A coordinare le indagini, affidate agli investigatori della Squadra Mobile, è il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. Tutti sono a lavoro per rintracciare il 43enne, amico di vecchia data di Kamal Uddin e sua moglie Jahan, i genitori di Amir, uccisi insieme alla figlia Arowa, di soli 8 anni. Gli agenti stanno setacciando ogni zona della Capitale. Lo cercano da venerdì notte. Da quando il giovane sopravvissuto (ora ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Gemelli) ha fornito agli agenti un identikit del presunto assassino.
«È stato lui», ha ripetuto il ventenne spiegando anche dove viveva il fuggitivo. Lo hanno cercato anche lì, in un appartamento di via Clovio, una parallela della strada in cui si è consumata la mattanza. Il fuggitivo non c’era, ma in casa sarebbe stato trovato un indumento sporco di sangue. Che si aggiungerebbe alla felpa recuperata dagli agenti in un parcheggio della zona. Tutto farebbe pensare al fatto che il killer si sia disfatto degli abiti prima della fuga. Qualcuno sostiene che abbia lasciato il Paese, altri che si sia nascosto da amici. Si tratta solo di voci di quartiere, che dovranno ancora essere verificate. Come deve anche essere verificato il movente. Tra le ipotesi, la più accreditata è quella di «una possibile matrice passionale del delitto», spiega chi indaga.Tra la comunità bengalese tante le persone che parlano di «una relazione» tra il presunto killer e Jahan. Altri sostengono che il fuggitivo «fosse ossessionato dalla donna» e che «l’avrebbe molestata più volte». Tutto dovrà essere verificato e accertato, così come deve essere accertata con esattezza la dinamica del triplice omicidio. Un omicidio «difficile anche solo da immaginare», ha commentato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, facendo le condoglianze a nome di tutta l’amministrazione capitolina ai tanti che conoscevano la famiglia.La ricostruzione Secondo la prima ricostruzione, il ricercato prima avrebbe ucciso madre e figlia, occultandone poi i corpi sotto al letto. Dopo avrebbe fatto la stessa cosa con il capofamiglia. Lo avrebbe ferito al collo con una mannaia poi ritrovata in casa, ancora sporca di sangue. Forse lo ha colto di sorpresa, assalendolo alle spalle e colpendolo al collo. Una volta ucciso avrebbe nascosto il cadavere tra il muro e il divano. Occultati i corpi, la pulizia delle stanze, con stracci e candeggina.E proprio mentre stava finendo di pulire sarebbe stato sorpreso dal giovane, rientrato a casa dopo il lavoro. Mancavano pochi minuti alle 9 di sera quando i vicini hanno sentito le urla del ragazzo che, dopo una colluttazione con il presunto killer, ha cercato di scappare per chiedere aiuto.«Sono sconvolta, non riesco a parlare», dice una vicina che, rientrando a casa, si sarebbe trovata faccia a faccia con il ferito e il fuggitivo. Li ha visti davanti al portone. Mentre il giovane si accasciava a terra e l’uomo fuggiva «di corsa a piedi». «Era scalzo e aveva una felpa blu, dei jeans e un paio di guanti in lattice», ricostruisce Valentina una delle testimoni che ha soccorso il ferito mentre il suo aggressore scappava. A ricostruire la fuga non solo i testimoni, ma anche la dashcam di un’auto parcheggiata lungo la via. Quella via in cui da venerdì tutti si chiedono come sia stato possibile che nessuno si sia accorto di niente. «Abbiamo sentito solo le grida verso le 21, prima nulla». Ma stando al racconto del sopravvissuto la mattanza sarebbe avvenuta diverse ore prima. A sostenerlo anche Hosneara Begum, cugina di Kamal. «Avevo sentito Jahan intorno alle 3 di pomeriggio. Ci stavamo organizzando perché doveva venire a trovarmi con la figlioletta». Ma quell’incontro «non è mai avvenuto», racconta la donna in lacrime. Stravolta dal dolore, ha bisogno di sedersi. «Non ce la faccio», ripete fissando l’appartamento. A consolarla il figlio Arif, anche lui distrutto nel sapere che «quella bimba tanto dolce» con la quale aveva fatto la pizza solo pochi giorni prima «non c’è più». Addolorati e sconvolti sono stati tutta la notte di venerdì davanti al condominio. Osservando il viavai di agenti, che hanno lavorato fino all’alba. Un lavoro che proseguirà anche la prossima settimana, quando verranno effettuate le autopsie. Nell’attesa i corpi sono stati affidati alla sezione di medicina legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore diretta dal professor Antonio Oliva.











