È una corsa contro il tempo l’ultimo miglio del Pnrr. Per tutti. Corre lo staff del ministro Tommaso Foti per riuscire a rendicontare entro fine mese almeno 70 dei 159 obiettivi della decima rata da 28,4 miliardi per avviare l’iter di pagamento (entro il 31 agosto gli 89 mancanti). Corrono i Comuni che hanno peraltro ottenuto facilitazioni per la rendicontazione delle spese e soprattutto la proroga di due mesi, al 31 agosto, per scavallare la scadenza del 30 giugno per la chiusura dei cantieri prossimi al completamento.
E corrono i ministeri impegnati a utilizzare linee guida e opzioni tecniche per non perdere l’ultima finestra contabile autorizzata dall’Unione europea. Che peraltro va anche oltre agosto: il ministero dell’Istruzione e del Merito, ad esempio, ha differito al 30 settembre gli interventi previsti con Agenda Sud (300 milioni) e Agenda Nord per la riduzione della dispersione scolastica, obiettivo strategico soprattutto in chiave Mezzogiorno come dimostrano i risultati già acquisti (Italia meglio della media Ue e Campania record con oltre 7 punti percentuali in meno di alunni fuori dalle classi rispetto al 2024). Una decisione, quella del Mim, adottata anche per non creare un sovraccarico durante la chiusura dell’anno scolastico (la data di presentazione della rendicontazione finale è stata confermata per il 15 ottobre). Porti, ultimo sprint Pnrr: «A Napoli niente ritardi»Ma lo stesso percorso è stato definito da tempo anche per i cantieri infrastrutturali più significativi, come quelli delle linee ad Alta Velocità/Capacità ferroviaria in corso di realizzazione al Sud (Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Messina-Catania): i lotti finanziati dal Pnrr, che non rappresentavano comunque la totalità delle risorse stanziate per le singole opere, potranno essere portati a termine in scadenze successive al 31 agosto, senza conseguenze sulla conclusione degli interventi previsti. Con i due mesi supplementari arriveranno invece “direttamente” al capolinea tutti i progetti infrastrutturali della Zes unica, opere soprattutto di raccordo viario tra i porti delle regioni meridionali e la rete nazionale per un valore complessivo di circa 300 milioni. Per la verità, solo 2 di essi utilizzeranno gli “extra time”: gli altri sono praticamente già al traguardo finale (30 giugno). È un altro fiore all’occhiello per la gestione amministrativa della Zes: i lavori erano stati infatti appaltati quando c’erano ancora le Zone economiche speciali regionali ma l’iter non ha mai subìto particolari ritardi ed è stato del resto seguito attentamente anche quando è nata la Zes unica.Lo scenario Insomma, tra rimodulazioni ed esigenze obiettive emerse, per così dire, in corso d’opera anche il cronoprogramma del Piano ha subìto modifiche rispetto ai tempi iniziali indicati da Bruxelles. Il 30 giugno, che a lungo è stato una sorta di spauracchio per gli assegnatari delle risorse europee, resta sempre il termine generale per la chiusura dei cantieri ma le deroghe concordate con Bruxelles ne hanno ridotto almeno in parte il tono ultimativo. La scadenza del 31 agosto, in effetti, viene incontro alle amministrazioni, in particolare ai Comuni, che rischiavano di non riuscire a completare la documentazione di rendicontazione entro giugno. Ma nei fatti si è già andati ben oltre: è stata infatti “stralciata” dalla dotazione dei 194 miliardi assegnati all’Italia una quota di circa 24 miliardi di facility finanziarie che potranno godere di tempi più ampi. Cassa Depositi e Prestiti e banche hanno fornito le necessarie garanzie: una volta firmati i relativi contratti è stato del tutto depotenziato l’effetto tagliola. Il Sud oltre il Pnrr dal Sannio la sfida delle infrastruttureIl nodo La corsa alla rendicontazione appare dunque la più delicata di questa fase. L’Italia ci arriva con 9 delle 10 rate già incassate, pari a circa 166 miliardi di euro, con 670mila progetti finanziati di cui oltre 555mila già conclusi e circa 100mila in fase avanzata di realizzazione. Numeri significativi che, al di là delle polemiche e delle strumentalizzazioni politiche, raccontano bene lo sforzo del Paese per sfruttare l’opportunità del Pnrr, risultata peraltro decisiva in questi anni di bassa crescita e soprattutto al Sud. Nel Mezzogiorno, come anche di recente ha sottolineato il sottosegretario Luigi Sbarra, la quota del 40% (introdotta dal Governo Draghi su iniziativa dell’allora ministra per il Sud Mara Carfagna) sarebbe stata persino superata (siamo al 44%) anche se non mancano ritardi in alcune aree (Basilicata e Sicilia, soprattutto). E non parliamo solo di infrastrutture per la mobilità che di sicuro hanno fatto la parte del leone quanto a risorse messe in campo. In Campania, ad esempio, i numeri resi noti dalla Regione per le Case di comunità e gli Ospedali di comunità (110 strutture attivate in totale) permettono di garantire da subito l’entrata in funzione della rete di assistenza territoriale, anche se i problemi di organico non sono stati del tutto superati. A Napoli ci vorrà invece la proroga al 31 agosto per completare gli interventi su 21 istituti scolastici pubblici per i quali già è in atto, peraltro, una robusta accelerazione dei lavori. E quest’ultima, non a caso, è riconosciuta anche su scala nazionale dalla stessa Corte dei Conti, sempre molto severa nell’analisi dei risultati del Pnrr: si corre per chiudere le opere pubbliche, ha detto, riconoscendo importanti progressi alle missioni digitalizzazione e sanità. Ma per gli enti in ritardo, come i Comuni non dotati di personale sufficiente, l’ultimo sprint è forse persino più delicato. Le carte devono essere a posto entro fine agosto, e stavolta senza più deroghe.












