“Ritengo la condanna di Moretti assurda. Mi sembra che sia vittima di qualcosa di ingiusto, di una sorta di processo sommario, che non fa giustizia ma colpisce in modo sostanzialmente casuale”, dice al Foglio l’ex premier Massimo D’Alema, commentando la condanna definitiva a cinque anni inflitta a Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello stato e Rete ferroviaria italiana, per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009. Poco dopo la sentenza, giovedì sera, Moretti si è costituito nel carcere di Orvieto, dove è attualmente recluso. “Non posso fare altrimenti, accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo stato”, ha detto Moretti alle persone a lui vicine, ribadendo la convinzione di entrare in carcere da innocente, pur avendo svolto con correttezza il proprio lavoro. “Conosco Moretti, lo stimo, penso che lui sia stato un ottimo amministratore di Ferrovie e che abbia contribuito non poco a modernizzare il sistema ferroviario del paese”, afferma D’Alema. “Il fatto che vada in prigione lascia sgomenti, perché la pena appare basata su una sorta di idea di responsabilità oggettiva, che è un principio piuttosto discutibile sul piano giuridico”.“Trovo la vicenda assurda”, ripete Massimo D’Alema, oggi presidente della Fondazione Italianieuropei. “Moretti si è assunto le proprie responsabilità come capo azienda, ma l’idea che questo comporti una sua responsabilità penale per ogni cosa che accada in ambito aziendale a me sembra assurda. Esprimo quindi solidarietà nei suoi confronti”, conclude D’Alema, considerato a lungo vicino a Moretti negli anni in cui questi era a capo di Ferrovie dello stato (dal 2006 al 2014).Anche Giorgio Gori, europarlamentare del Pd, ha espresso solidarietà a Moretti dopo la condanna: “Nella strage di Viareggio, nel giugno 2009, morirono 32 persone. Spero di non mancare di rispetto a nessuna di loro, né ai loro famigliari, se dico che considero assurda la condanna definitiva inferta oggi a Mauro Moretti, allora amministratore delegato di Ferrovie dello stato, che rimane per me uno dei migliori manager pubblici che questo paese abbia avuto”. Parole riprese da Ivan Scalfarotto, senatore di Italia viva, che su X ha posto l’attenzione su un problema non da poco: “Ha ragione chi ricorda in questo momento le eccellenti qualità di Moretti come manager. Ma la cosa che davvero mi colpisce è un’altra: la sentenza che lo priva della sua libertà sposta verso il vertice dei grandi gruppi il perimetro della responsabilità penale, lungo un confine, tra chi dirige un gruppo e chi ne gestisce in concreto i rischi, molto incerto. E in materia penale l’incertezza su cosa si sarebbe dovuto fare è, di per sé, un problema. Il garantismo qui non è un favore a Moretti: è una garanzia per tutti”.