Salvatore Giannino, pubblico ministero nel processo all'ex a.d. delle Ferrovie dello Stato, motiva la condanna
L’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti non è stato condannato per la strage di Viareggio a causa della responsabilità oggettiva. Ma per una serie di scelte aziendali precise. A lui definitivamente attribuite. Che risalgono a quando era alla guida di Rfi e di Fs. A spiegarlo è Salvatore Giannino, pubblico ministero che ha seguito per 17 anni l’accusa. Moretti ha detto che la sua condanna è un monito per gli ad di tutta Italia perché si basava sul teorema del non poteva non sapere. Giannino spiega che non è vero. E aggiunge i motivi della condanna.
«La responsabilità di Moretti è stata confermata da tanti giudici: gup, primo grado, tre appelli e tre Cassazioni. Fanno 28 giudici», spiega Giannino in un’intervista al Fatto Quotidiano firmata da Ferruccio Sansa. E aggiunge: «Quando era alla guida della società è stata fatta una scelta precisa: per il trasporto di merci pericolose, come quelle che hanno provocato la strage, non dovevano essere utilizzati carri di Trenitalia, ma mezzi noleggiati da compagnie straniere».
La manutenzione
Giannino fa sapere che «Trenitalia dispone di una struttura di controlli del materiale rotabile all’avanguardia. Invece si è affidata a soggetti esterni e soprattutto, punto cruciale, esteri. Su questa scelta è stato trovato un documento con la individuazione di un break even point da cui era emerso il maggior profitto in caso di noleggio, rispetto alla dotazione di una flotta propria». Una decisione che ha influito proprio sulla strage di Viareggio: «La tragedia è stata provocata dal cedimento dell’assile di un carro che ha fatto deragliare il treno. Uno dei carri ribaltandosi si è squarciato facendo fuoriuscire il gpl. Sa quanto si pagava per affittare il carro che si è rotto? 25 euro al giorno, meno del noleggio di una Panda».










