La conferma della condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio che gli ha aperto le porte del carcere ha prodotto un diffuso disappunto a cui ha dato voce innanzitutto la sua avvocata, Ambra Giovene, che si è dichiarata «indignata dall’esito del processo, perché profondamente ingiusto», insistendo che l’innocenza del manager da lei assistito era certa: «Lo dicono le carte».
In questo processo proprio no, perché le centinaia di migliaia di pagine, di carta e digitali, prodotte e analizzate in questi anni stanno a dimostrare esattamente il contrario, ovvero la responsabilità a vario titolo di tutti i condannati. La responsabilità principale di Moretti è aver tagliato sulla sicurezza. Il carcere non si augura a nessuno e non si festeggia mai, è un dramma per chiunque eppure credo si possa affermare che in questa vicenda gli imputati abbiano fruito appieno, e con grande abbondanza, di tutte le garanzie processuali presenti nel nostro sistema penale nonché delle migliori e più prestigiose professionalità di difesa legale, anche grazie alla enorme capacità economica messa in campo. Nei sette gradi di giudizio e nelle oltre 250 udienze necessarie per arrivare alla conferme delle condanne con la sentenza di «Cassazione ter» pronunciata pochi giorni fa, sono stati coinvolti e si sono espressi a vario titolo in modo omogeneo oltre trenta diversi magistrati. Inoltre, tutti gli imputati si sono avvalsi di una folla di avvocati, i quali anche sul piano simbolico e visivo hanno sempre dominato gli spazi della giustizia, riempendo le aule e sfruttando fino al parossismo giudiziario tutti i commi del codice di procedura penale a loro disposizione.













