Lunedì prossimo saranno passati 17 anni dalla strage ferroviaria di Viareggio, 32 morti e centinaia di feriti, e proprio questa settimana la Corte di Cassazione ha stabilito in via definitiva le pene per gli imputati, determinando l’ingresso in carcere per alcuni di loro. Tra i quali l’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti, che presenterà istanza per i domiciliari. La sentenza di ieri ha affrontato questioni legate all’applicazione delle circostanze attenuanti generiche. Ma già una precedente sentenza della Cassazione, nel 2024, aveva affermato la responsabilità di una serie di dirigenti, tra cui Moretti.

Non sono mancate polemiche sull’ingresso in carcere di un manager così importante. Per chi critica la sentenza, le condanne sarebbero intervenute per una vicenda in cui, a fronte di un sicuro coinvolgimento dell’azienda, non sarebbe possibile rilevare una responsabilità dell’amministratore (e il discorso potrebbe valere anche per i manager apicali) per cui sarebbe stato umanamente impossibile intervenire. Non sarebbe possibile, cioè, esigere che l’amministratore delegato possa eseguire verifiche su tutti i vagoni che circolano.

L’argomento non coglie le argomentazioni poste alla base della sentenza di condanna e, più in generale, della recente giurisprudenza. Da tempo in Italia è in corso un dibattito sui temi della responsabilità colposa nelle strutture lavorative organizzate complesse. La sentenza sull’incidente di Viareggio costituisce un approdo fondamentale in cui si è cercato proprio di evitare ipotesi di responsabilità senza colpa.