Negli ultimi mesi la parola d’ordine nel settore automobilistico è “ecosistema”. Spesso la si associa all’industria cinese, ma in realtà non è solo la Cina a garantire quei fattori favorevoli che tutti i costruttori europei stanno cercando da tempo per risollevare le proprie sorti.

A pochissima distanza dall’Europa ci sono Paesi che offrono ecosistemi altamente competitivi, quantomeno rispetto a un Vecchio Continente che, tranne alcuni casi - come Spagna e determinate aree dell’ex blocco sovietico - sconta diversi ostacoli, dagli oneri burocratici al costo dell’energia fino al fisco. Parliamo di due nazioni agli antipodi del Mediterraneo: Marocco e Turchia.

Non è un caso se di recente il numero uno di Toyota Europe, Yoshihiro Nakata, abbia chiesto di non escludere alcuni partner commerciali della Ue - come Giappone, Regno Unito e Turchia - dai requisiti del Made in Europe. Si tratta di Paesi perfettamente integrati nelle catene del valore industriali del nostro continente. Vale lo stesso per il Marocco, dove abbiamo avuto la possibilità di visitare la fabbrica del gruppo Renault a Tangeri e toccare con mano cosa significhi creare un ecosistema e disporre di condizioni favorevoli allo sviluppo di un’industria automobilistica competitiva.